Quando i rimpianti non bastano.

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Quando i rimpianti non bastano

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo che parlava di un’infermiera Australiana, Bronnie Ware, che nel suo lavoro aveva il compito di assistere i malati terminali…

“Oohh Elisa… !!! Cos’è questo un blog per depressi, cos’è sto mortorio? “

Sì, sì lo so l’inizio non è edificante ma mi serve per condividere con voi una riflessione…

Insomma, questa infermiera che passava con i suoi pazienti gli ultimi giorni della loro vita, chiedeva loro se avessero dei rimpianti ed immancabilmente molti dichiaravano di averne più di uno, ma la cosa sorprendente è che persone diverse avevano rimpianti uguali… e da qui è stata redatta una sorta di lista dei 5 rimpianti più comuni.

1° Rimpiango di non aver avuto il coraggio di vivere la mia vita anziché quella che gli altri si aspettavano da me

2° Rimpiango di aver lavorato così tanto

3° Rimpiango di non aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti

4° Rimpiango di aver perso il contatto con i miei amici

5° Rimpiango di non aver permesso a me stesso di essere più felice

Quando li ho letti in mente avevo solo una parola potente… immaginare questa persone, con la propria vita “in scadenza” che si voltavano indietro a ripercorrere le tappe dei loro anni, rendendosi conto di aver lasciato dei buchi vuoti, di aver fatto delle scelte piuttosto che altre e che questo li aveva portati a non essere completi…

Sì la parola è potente, potente la paura di poterci ritrovare nelle stesse condizioni, potente il messaggio che arriva dritto allo stomaco che grida che la vita è una sola ed avrà un termine, potente è la spinta che senti sotto il culo che ti fa alzare dalla sedia con la voglia di fare qualcosa!!!

Ok! Ora sono in piedi, con il coltello tra i denti, mi sono anche fatta due segni neri con le dita sotto gli occhi a mo’ di Hall Black, la mia respirazione è accelerata tipo toro alla corrida, gratto un po’ anche il piede destro sul pavimento per preparare il terreno all’accelerazione… ok, ora si fa, si parte… io non farò la stessa fine, io non avrò questi rimpianti, io ho letto l’articolo non posso cadere negli stessi errori… start, via, let’s go, partita!

Corro in mezzo alla stanza per mezzo metro e mi fermo di colpo… (qui ci starebbero i fischi del pubblico)

Chi di voi a questo punto ha la sensazione che manca qualcosa?

Manca decisamente qualcosa. Manca la meta! Manca il come arrivarci a quella meta! Manca la risposta alla domanda: ma dove c….. (cappero) vado? Cosa c….. (cappero) faccio?

Questi cinque rimpianti esprimono quello che tutti noi vorremmo fare (aver il coraggio di vivere la propria vita) o non fare (lavorare troppo) ma tutto ciò se non “specificato”, rimane solo un gran bel DESIDERIO, un SOGNO (nel cassetto polveroso), quello che sicuramente tutte quelle persone che hanno parlato con l’infermiera Bronnie, hanno avuto per tutta la loro esistenza senza mai… metterlo in pratica!

La differenza tra un desiderio/sogno irrealizzato e una vita appagata sta nel fissare obiettivi ben formati cioè che posseggano tutte queste caratteristiche:

Specifico          Misurabile       Attendibile      Compatibile    Positivo e Motivante

Nella mia esperienza di coach e formatrice, questo è alla base di qualsiasi risultato, e allora non si può attendere oltre, qualsiasi sia la cosa che vogliamo fare e realizzare non ci resta che scrivere i nostri obiettivi e metterli in pratica così come li abbiamo immaginati!

Non si realizzano subito? Nessun problema! Ridefiniamoli e ricominciamo… non esiste una cosa come il fallimento esiste solo un risultato positivo o negativo che ci darà lo spunto per la prossima mossa!

Si dice che Thomas Edison, l’inventore della lampadina, abbia effettuato oltre 5.000 esperimenti negativi prima di mettere a punto una lampadina funzionante. 5.000 tentativi andati a vuoto! Un vero fallimento!

Ma Thomas Edison non considerò mai quei tentativi falliti come un fallimento, e neanche considerò se stesso un fallimento.

Edison considerò quei 5.000 fallimenti come delle prove, dei gradini, delle tappe da percorrere per raggiungere la meta.

Chi sono

Instancabile ricercatrice delle cose vere, del senso della vita, della pace e della serenità interiore. Caparbia e determinata nell’affrontare le sfide della vita e nello stesso tempo abbastanza umile da sapere che non si possono vincere tutte, ma consapevole che l’obiettivo è il viaggio e non la meta.

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La mia scelta

Scrivo copy per i siti web, i social, le news letters e i blog di tutti i miei clienti ma quando mi sono seduta per riscrivere il mio di sito mi è venuta l’ansia! Essì, sembra molto più semplice, quando si tratta di comunicare, sapere benissimo cosa si meglio per gli altri, ma ogni volta che tocca a noi, ogni volta che abbiamo bisogno parlare di noi per trasmettere i nostri valori, per far arrivare i concetti che abbiamo in mente e nel cuore e che muovono tutti i giorni il nostro lavoro ecco che, dallo stomaco sale un filo di agitazione … e adesso che cosa dico?

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