La torta e la rabbia: una grande lezione.

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Una grande lezione sulla rabbia

Ho sempre letto, e in molti dicono, che dai bambini si può imparare tantissimo ma non ho mai capito fino in fondo cosa volesse dire finché non ho condiviso alcuni anni della mia vita con due gemellini, di quattro anni, un maschio, Matteo e una femmina Gaia, figli del mio compagno.

In particolare lui, il maschietto, una mattina a colazione è successa una cosa che ha cambiato il mio modo di vedere e di affrontare la rabbia.

Il mattino seguente al mio compleanno era avanzata una deliziosa torta al cioccolato decorata con delle buonissime fragole fresche rigorosamente terminate nei primi bocconi dalla sera prima, propongo di fare colazione con quello che è rimasto per prolungare di qualche ora la festa, servo a tutti la propria fetta, ma Matteo si ricorda delle fragole e le chiede.

Ora… (sospiro) per chiunque abbia conosciuto un bambino di quattro anni sa, quanto tenacemente un bambino possa pretendere quello che desidera, al di là di qualsiasi spiegazione razionale come quella di tentare di spiegargli che le fragole erano terminate…

Alla terza richiesta e al mio sessantesimo sinonimo di “le fragole sono finite” Matteo non molla e come estremo tentativo, mette il broncio, incrocia le braccia e dice di essere arrabbiato… La torta è ancora sul piatto intonsa…

E’ in quel momento che penso… ora la questione non sono più le fragole, in queste interazioni si cerca di stabilire chi ha “il potere” e finché giro per casa nel tentativo di non dar corda al “capriccio” penso che noi adulti non siamo poi molto diversi, anzi, pur crescendo, molte volte usiamo la rabbia e le “incazzature” per stabilire i confini tra noi e gli altri, al di là di ogni spiegazione razionale, al di là del fatto che con 30 e oltre anni in più potremmo disporre di risorse diverse e più evolute…

Mi siedo, mangio la mia parte, do una mano alla sorellina di Matteo a mangiare la sua, mi alzo per prendere il caffè sul fuoco per me ed il mio compagno, e ancora mi dico, sì ma gli adulti di oggi sono i bimbi di ieri e se ancora di fronte ad alcune difficoltà non riusciamo ad utilizzare risposte diverse dalla rabbia e reagiamo gestendo male le nostre emozioni probabilmente è perché nessuno ci ha insegnato diversamente…

Intanto Matteo è ancora arrabbiato…e allora mi chiedo e come si fa a spiegare tutto questo a lui che vuole solo quelle maledette fragole e non vuol sentire perché?

Mi giro, mi inginocchio alla sua altezza e lo guardo, gli prendo le manine e gli dico: <Vedi Matteo io so che tu ora vuoi le fragole e credo anche che tu abbia capito che sono finite ma il desiderio non scompare, però, bimbo mio, prova a guardare cosa succede quando sei arrabbiato, tutti hanno mangiato la loro fetta> Finché lo dico lui sposta lo sguardo seguendo quello che gli sto mostrando <Gaia è già in camera che gioca, papà è sulla porta che sta uscendo per andare al lavoro e fra 5 minuti lo farò anch’io, noi siamo andati avanti, abbiamo mangiato la torta e abbiamo fatto altre cose ma quello che è peggio è che la tua di fetta, di questa buonissima torta, è ancora sul piatto e non solo non hai ancora mangiato le fragole ma non hai ancora nemmeno mangiato il cioccolato>

Silenzio… i suoi occhioni mi guardano, guardano il piatto e senza esitare ancora un secondo prende la forchetta e mangia tutto senza nemmeno prendere fiato.

Da quel giorno ho deciso che quando mi arrabbierò penserò alla torta che gli altri si stanno mangiando finché io sono impegnata a tenere il muso invece di assaporare la mia parte di vita.

Chi sono

Instancabile ricercatrice delle cose vere, del senso della vita, della pace e della serenità interiore. Caparbia e determinata nell’affrontare le sfide della vita e nello stesso tempo abbastanza umile da sapere che non si possono vincere tutte, ma consapevole che l’obiettivo è il viaggio e non la meta.

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La mia scelta

Scrivo copy per i siti web, i social, le news letters e i blog di tutti i miei clienti ma quando mi sono seduta per riscrivere il mio di sito mi è venuta l’ansia! Essì, sembra molto più semplice, quando si tratta di comunicare, sapere benissimo cosa si meglio per gli altri, ma ogni volta che tocca a noi, ogni volta che abbiamo bisogno parlare di noi per trasmettere i nostri valori, per far arrivare i concetti che abbiamo in mente e nel cuore e che muovono tutti i giorni il nostro lavoro ecco che, dallo stomaco sale un filo di agitazione … e adesso che cosa dico?

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